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«Ciao maschio, ritorna nella foresta». L'esperto: diventare un po' selvaggi per rinsaldare un'identità in crisi. Da Libertà, n. 115, 18 maggio 1999, Piacenza. Una relazione dell'incontro " Il maschio selvatico. Prospettive per l'identità maschile nel pass

Dopo tanto discutere di tematiche al femminile, è arrivato il momento dell’attenzione al maschio se è vero che nella società occidentale il suo ruolo e la sua identità appaiono sempre più incerti, con esiti preoccupanti nelle relazioni uomo-donna e tra padre e figli.
Di questo ha parlato il Prof. Claudio Risé, analista junghiano, docente universitario e giornalista, conosciuto in particolare per la sua rubrica di psicologia sulla rivista Io Donna. Di recente si è tenuto un incontro all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano ed è il primo di un ciclo intitolato Synergie, che ha come scopo far incontrare realtà culturali di diversa estrazione accomunate dalla ricerca sulle potenzialità individuali e collettive. Il ciclo è promosso dalla Fondazione su iniziativa di “Donne in Piacenza” (rappresentata da Rosarita Mannina), che per questa occasione si è avvalsa della collaborazione dell’Associazione Culturale Conchiglia (rappresentata da Camillo Sperzagni).
L’incontro con Claudio Risé si intitolava Il maschio selvatico. Prospettive per l’identità maschile nel passaggio di millennio.

Perché maschio selvatico?
Per Risé, che è fra i pochi pensatori europei a porre il tema dell’identità maschile in tutta la sua ampiezza, le difficoltà del maschio contemporaneo hanno due origini: la perdita del forte legame simbolico con la materia legata alla svalutazione delle attività manuali, e l’assenza di figure maschili autorevoli – padri in primo luogo - gli unici capaci di trasmettere ai giovani quell’istinto maschile su cui fondare la loro identità. E questo istinto maschile non addomesticabile né condizionabile ma fondamentalmente sano e vitale ha un suo archetipo: è quello dell’uomo “selvatico” abitatore dei luoghi più impervi – boschi e montagne – che ricorre in tutta la tradizione europea.
La società moderna organizzata, invece, attorno alle esigenze delle multinazionali produttrici di merce contribuisce a fare degli uomini altrettanti eterni bambini, programmati per consumare prodotti. Non lascia spazio all’irregolarità, che è pure una caratteristica innata. Esistono vie d’uscita? Secondo Risé è essenziale, anzitutto, che i maschi riacquistino la capacità di stare fra loro, sperimentando il nucleo profondo di sé in spazi che possono evocare la percezione simbolica del selvaggio. In senso figurato, è necessario che il maschio ritorni nel bosco per ritrovarsi. La suggestiva analisi di Risé non ha mancato di coinvolgere ed appassionare il pubblico da cui sono arrivate numerose domande e richieste di ulteriori approfondimenti.