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Il mestiere di padre: un argomento attuale e provocatorio. di Andrea Squartecchia, da pj-online.it (4 dicembre 2005)

Il noto psicoterapeuta e scrittore Claudio Risé ha tenuto ad Alba mercoledì 23 novembre la conferenza sul tema: Una società senza padri. Limiti e prospettive, secondo appuntamento del ciclo di conferenze sul disagio giovanile, organizzate da Centro Culturale San Paolo e Libreria San Paolo.
L’argomento, attuale e provocatorio, ha suscitato un ascolto attivo tra i partecipanti che affollavano la sala Beppe Fenoglio. La società occidentale – introduce Risé –già trent’anni fa venne definita dalle scienze sociali come una società senza padri. Tuttavia, da successive statistiche e riflessioni sociologiche, il problema della paternità mancata non sfugge all’odierna interpretazione degli specialisti. Per meglio comprendere gli effetti provocati da questa dolorosa assenza, Risé ha decifrato i tratti fondamentali della paternità. Un padre è tale poiché mette in moto il processo della vita. La non consapevolezza di questa sua funzione motrice lo indurrebbe all’incapacità biologica e simbolica di generare figli dalla solida identità. Il padre è anche fondatore di appartenenza. Il figlio – sottolinea Risé –conseguentemente al suo ritrovarsi creatura di un padre troverà la risposta a due tipici interrogativi: da dove vengo? e chi sono? Non è allora difficile intuire che la causa dello smarrimento emotivo dei giovani di oggi risieda probabilmente nella figura di un padre poco consapevole della sua genitorialità o addirittura fisicamente assente dal nucleo famigliare. Basta pensare alla dilagante diffusione di separazioni e divorzi, che si risolvono con l’espulsione da casa dei padri, pena il grave indebolimento del loro rapporto con i figli.
Si aggiunge inoltre l’attuale legislazione abortista che non consente al padre di esercitare compiutamente i suoi diritti. In seno a questa valutazione sorge spontaneo un interrogativo: cosa mancherà al figlio che non ha vissuto il padre? Gli mancherà l’esperienza dellaferita, di un giusto dolore, di una perdita. L’assenza di un padre non gli permetterà di scoprire che la vita non è solo appagamento, conferma, rassicurazione, ma anche fatica e sofferenza. Le esperienze più profonde, a cominciare dall’amore – specifica Risé – prendono origine e forma proprio da quella perdita.
La prima ferita che il padre porta con sé e provoca nel figlio è la separazione dalla simbiosi con la madre. Il rapporto con la mamma soprattutto nei primi anni della vita di un bambino è decisiva. Ma quel rapporto risulta eccessivamente prolungato dalle regole e dai costumi di oggi. L’eccessivo attaccamento alla madre rende difficile per il giovane l’ingresso nel mondo del lavoro e la spinta verso la costruzione di nuovi nuclei famigliari. La presenza del padre diluisce la relazione bambino-madre per abituarlo a reagire positivamente alle ferite che la vita gli riserverà.
Le attuali indagini sociologiche ci riferiscono, tuttavia, che il bilancio non è del tutto negativo. In opposizione a questo disagio sociale sta avviandosi una controreazione. Sono molti, ad esempio, in America e Australia i figli della rivoluzione del divorzio che, consapevoli di essere stati danneggiati dalla rottura della loro famiglia, non esitano a gridare la loro opposizione. Migliaia sono anche i giovani che chiedono agli Stati occidentali di poter sottoscrivere un matrimonio indissolubile; non a caso questo genere di istituto è contraibile già dal 1997 inLouisiana e in Arizona. Aumenta il numero degli uomini che provano disagio per la decisione della fidanzata o della moglie di abortire. Nell’ambito dell’affido dei bambini dopo il divorzio, crescono le richieste inoltrate ai tribunali da parte dei padri. Per Risé la controreazione positiva manifesta la forza nascosta in molti individui di riparare ad una tendenza unilaterale e distruttiva. Le ferite recate da un padre assente non levano soltanto il grido di una società frantumata, ma anche il desiderio di ricostruzione. I giovani che oggi decidono intelligentemente di rielaborare l’assenza del loro genitore mancato potranno essere in futuro padri consapevoli.

Andrea Squartecchia