Introduzione

E’ solo donando che diventiamo partecipi delle abbondanze, perché è solo così che usciamo finalmente dal mondo chiuso, asfittico dell’Ego, dove regnano la povertà piagnucolosa e il bisogno nevrotico.
E’ allora che ci lasciamo dietro il castello stregato del «per sé», con le sue sale piene di specchi magici, che dovrebbero farci apparire bellissimi, e invece ci deformano sempre di più. Correndo fuori dal labirinto a specchi, da brutta fiera, possiamo invece, finalmente, abbeverarci alla sorgenti profumate del «per te». L’altro, gli altri, il mondo vivente, sono lì che ci aspettano, con tutta la loro energia, e la loro meraviglia. Perché ci spalanchino le porte dobbiamo solo alzare lo sguardo, e osare guardarli. E in quel momento, come Parsifal quando guarì Amfortas, sovrano del Graal, condannato da una malattia purulenta, dire la parola forte: «Dimmi, cosa ti strugge?». Solo allora la felicità, che non è sogno, utopia, ma aria necessaria per vivere davvero, comincerà a spirare, leggera, intorno a noi.

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